[Dottor D. e le Donne]
Storie di donne da uno che dell'universo femminile non sa quasi niente. Quindi, più di te.
 





lunedì, ottobre 18, 2004

27. Women’s Monstrous Compendium

 

Su una vecchia Settimana Enigmistica, in una di quelle rubriche tipo Strano Ma Vero, ho trovato questo estratto dal tema di uno studente francese:

 

“Le Gorgoni erano mostri simili a donne, ma ancor più terribili.”

 

Di poco, però.

 

27.1. Part One of Two: L’Invasione degli Uffacorpi

 

Abitanti della Terra, aprite gli occhi!

L’invasione è iniziata. I governi tacciono per non scatenare il panico, ma la verità è là fuori: creature di altri mondi camminano tra noi. E non sono amichevoli.

 

Vengono chiamate Amoebe. In origine sono entità protoplasmatiche informi e incolori, ma appena sbarcano sul nostro pianeta assumono con insidiosa abilità l’aspetto di femmine umane. A parte alcuni dettagli, come lo sguardo acquoso e la singolare lentezza dei movimenti, a prima vista un’Amoeba è indistinguibile da una donna. Se si scava più a fondo, tuttavia, emergono grosse differenze. Ad esempio, le Amoebe incontrano qualche difficoltà nel riprodurre gli organi interni dei terrestri, e spesso si limitano ad abbozzarli: di norma un’Amoeba ha poco cuore, pochissimo fegato e nessuna spina dorsale. Anche il sistema circolatorio delle Amoebe è primitivo, il che le porta ad avere una temperatura corporea e una pressione sanguigna inferiori alla media. In compenso certi esemplari di Amoeba hanno un cervello ben sviluppato; sono in grado di simulare con efficacia, almeno sulla breve durata, la capacità di conversazione degli umani. Ciò nondimeno, capita che sia proprio la loro favella a tradirle. Infatti, poiché lo sviluppo del loro apparato pneumovocale è molto limitato, tutte le Amoebe si esprimono utilizzando uno dei seguenti timbri di voce:

 

1) maestrina saccente;

 

2) gemito di moribondo;

 

3) belato d’agnello.

 

Inoltre, la parlata della maggior parte delle Amoebe si caratterizza per una forte inflessione nasale.

 

Le Amoebe sono organismi molto delicati. La loro tolleranza agli stimoli esterni è modestissima; questo, malgrado i loro talenti mimetici, le rende facili da individuare se le si osserva abbastanza a lungo. Ecco alcuni indizi rivelatori per riconoscere un’Amoeba.

 

La gravità della Terra è di gran lunga superiore a quella del pianeta dal quale provengono le Amoebe. Per questo motivo, finché un’Amoeba si trova sul nostro mondo, ogni singolo gesto le costa una fatica immane. Ne consegue che le Amoebe hanno bisogno di riposare dalle quindici alle diciotto ore giornaliere. Va da sé che qualsiasi attività sportiva, o comunque impegnativa sotto il profilo fisico, è oltre la portata di un’Amoeba.

 

Forse perché nel loro ambiente originario vivono in mare, o sottoterra, le Amoebe mal sopportano le condizioni climatiche avverse. Non è necessario esporle a temperature estreme: il sole di un giorno d’agosto o i rigori di una giornata invernale sono sufficienti a infliggere ad un’Amoeba sofferenze indicibili.

 

Le Amoebe hanno scarse difese immunitarie contro i virus terrestri. Sovente sono tormentate da malanni cronici, quali raffreddori e infreddature.

 

In virtù del loro metabolismo rallentato, le Amoebe non hanno praticamente alcun bisogno di mangiare. Tuttavia, pur di non compromettere la loro copertura, le Amoebe cercano di nutrirsi come le persone normali; non sempre tale tentativo riesce in modo convincente. Alcune Amoebe si specializzano in una ristretta gamma di alimenti, e rifiutano senza riserve tutto quello che non rientra nella loro solita dieta. Altre hanno stomaci dalle dimensioni così ridotte che sono in grado di alimentarsi solo in quantità simboliche. Altre ancora manifestano allergie, reazioni di rigetto e financo principi di intossicazione se ingeriscono prodotti alimentari di qualità men che eccelsa. Comunque, tutte le Amoebe sono afflitte da qualche idiosincrasia legata al cibo.

 

A causa della loro consistenza semiliquida, le Amoebe sono considerevolmente sensibili alle vibrazioni sonore. Nel dettaglio, sembra che i ritmi sincopati abbiano il potere di danneggiare la loro coesione cellulare. Perciò le Amoebe temono e rifuggono determinati tipi di musica ballabile.

 

Se una presunta femmina risponde a suddette caratteristiche, è certo che si tratti di un’Amoeba sotto mentite spoglie. Non siate così folli da affrontarla: fuggite! Benché fragili e torpide, le Amoebe possono diventare molto pericolose. Sono giunte sulla Terra con l’intenzione di colonizzarci, e ne hanno i mezzi. Basta un contatto fisico prolungato, come un bacio, perché un’Amoeba vi inoculi le sue spore. In capo a una settimana si manifestano i sintomi del contagio: spossatezza perenne, invecchiamento precoce, e una lieve forma di agorafobia che spinge la vittima a lasciare il meno possibile la propria abitazione. Nei casi meno virulenti, tramite il ricorso ad un’opportuna e tempestiva terapia, è possibile recuperare del tutto o in parte l’individuo infetto; ma qualora si lasci che le spore arrivino all’encefalo, i centri cerebrali adibiti al libero arbitrio vengono distrutti per sempre. A quel punto, del soggetto infestato non rimane che un triste guscio vuoto, legato alle Amoebe da un rapporto di totale sudditanza. Un destino peggiore della morte.

 

Purtroppo la scienza non ha ancora trovato una soluzione alla piaga delle Amoebe. Malgrado le loro infinite debolezze, le Amoebe sono pressoché indistruttibili. Grazie alla sua natura duttile e alla mancanza di gangli nervosi, un’Amoeba non può essere ferita con armi convenzionali: lame, pallottole e sarcasmo la attraversano senza toccarla. Anche il fuoco non ha alcun effetto; perché non c’è niente, niente in tutta la galassia che possa scaldare il sangue di una vera Amoeba.

 

Esse vivono tra noi. Sono molto più numerose di quanto potete immaginare, e le loro fila crescono ogni minuto. Uomini della Terra, non scrutate i cieli: piuttosto, badate a chi vi dorme accanto!

 

27.2. Part Two of Two: Dungeon Boy, Dungeon Girl

 

Se non hai mai lanciato un dado a venti facce, se non sapevi neanche che esistessero dadi a venti facce, smetti di leggere. Non capiresti.

 

Se stai proseguendo la lettura, significa che i dadi a venti facce li conosci bene, perché hai passato molti pomeriggi a lanciarne dei secchielli interi. Hai consumato quintali di carta e di matite, ti sei inventato decine di nomi cacofonici e hai perso almeno un amico per una discussione su una regola dubbia: in breve, hai sacrificato la tua adolescenza ai giochi di ruolo. Quando ricordi quel periodo, un po’ ti vergogni, perché pensi di aver sprecato tempo ed energie.

 

Ma ti sbagli.

 

I giochi di ruolo non sono semplici giochi. Sembrano innocui passatempi per ragazzini sociopatici, ma nascondono una doppia chiave di lettura, un occulto scopo didattico. In origine sono stati creati da un team di psicologi all’avanguardia, con un obiettivo preciso: preparare i giovani uomini. Prepararli a cosa? Alla guerra, è ovvio. La guerra con quel nemico che li impegnerà per il resto delle loro vite; quell’avversario che non ha pietà per chi sbaglia un Tiro Salvezza, e ti obbliga a scagliargli contro ora il tuo Charme, ora i tuoi Dardi.

 

Le donne.

 

Fateci caso: i teenager che giocano di ruolo vengono quasi sempre snobbati dalle loro coetanee. Credevate dipendesse dal fatto che in genere sono dei nerd agghiaccianti? Illusi! La verità è che le ragazze li evitano perché ne hanno paura. Perché sanno che i giocatori di ruolo conoscono tutte le loro malizie, e i trucchi per contrastarle.

 

Oggi, qui, in anteprima mondiale, squarceremo il velo della metafora, mostrando cosa c’è davvero dietro i giochi di ruolo. Signore e signori, ma soprattutto signori, ecco a voi…

 

…il Grande Compendio dei Mostri.

 

La Donna Beholder: le basta uno sguardo per cancellare qualsiasi magia.

 

La Donna Boleto Stridente: si mette a urlare appena ti avvicini.

 

La Donna Coboldo: è piccola, bruttina e poco interessante, ma quando sei agli inizi può aiutarti a fare esperienza.

 

La Donna Cubo Gelatinoso: non riesce proprio a nascondere le schifezze che ha dentro.

 

La Donna Drago: ha una sua eleganza, ma appena apre bocca è un disastro.

 

La Donna Ettin: deve ragionare il doppio delle persone normali per ottenere gli stessi risultati.

 

La Donna Fanghiglia Verde: se ti si attacca addosso, sei finito.

 

La Donna Galloserpente: è brutta, ma il suo tocco fa diventare la carne rigida come pietra.

 

La Donna Gargoyle: rimane immobile per la maggior parte del tempo, ma puoi star sicuro che si muoverà nel momento peggiore.

 

La Donna Golem: è finta dalla testa ai piedi, e ha sempre bisogno di qualcuno che le dica cosa fare.

 

La Donna Grifone: potete avere un rapporto civile solo finché tu stai sopra e lei sotto.

 

La Donna Illithid: il suo scopo è controllare la tua mente.

 

La Donna Necrospettro: se ti tocca un paio di volte, ti toglie tutto quello che hai faticosamente guadagnato.

 

La Donna Manticora: la faccia è l’unica parte del suo corpo che non è pelosa.

 

La Donna Orsogufo: a guardarla in faccia sembra innocua, ma il suo corpo racconta una storia diversa.

 

La Donna Protoplasma: è acidula, molliccia e si infila da tutte le parti.

 

La Donna Rugginofago: non è cattiva, ma finisce col distruggere tutto quello che tocca.

 

La Donna Tarrasque: puoi incontrarla una sola volta nella vita, ma devi essere proprio sfortunato.

 

La Donna Troll: a meno di non darle fuoco, non te ne sbarazzi più.

 

La Donna Vermeiena: le cose che le escono dalla bocca ti catturano, ma poi non lasciano il segno.

postato da: dottord | 13:31 | commenti (64)