[Dottor D. e le Donne]
Storie di donne da uno che dell'universo femminile non sa quasi niente. Quindi, più di te.
 





mercoledì, giugno 30, 2004

23. Menta Forte

Tra tutte le differenze che dividono il genere femminile da quello maschile, ce n'è una che per la sua peculiarità merita suprema attenzione.

Su queste pagine - chi si ricorda dove e quando vince una foto del Dottor D. nudo e unto d'olio - si è già accennato all'esistenza di S.F., uno degli esemplari femminei più sorprendenti che abbia mai osservato. Siccome la vicenda d S.F. è perfetta per illustrare l’argomento di oggi, estraiamo questo vecchio ricordo dal congelatore della memoria.

S.F., che ho frequentato per sei mesi del 2001, era una musicista. Dal fondo dell’abisso di ignoranza musicale nel quale mi vanto di crogiolarmi, ho creduto per settimane che S.F. fosse una chitarrista: avevo erroneamente identificato come chitarra un altro aggeggio molto simile, chiamato basso. Finezze da esperti, una categoria alla quale non appartengo, grazie a Dio.

In un angolo della stanza di S.F., dunque, era sempre parcheggiato questo coso detto basso. Ciò faceva di S.F. una bassista, che non è una donna con una predilezione per gli amanti nani, bensì una suonatrice di basso. E S.F. non era una bassista qualsiasi: aveva militato in una band punk-rock molto famosa e apprezzata – non da me – a livello locale. Per motivi di copyright non posso nominare suddetta band in modo esplicito; come pegno della profonda stima che nutro nei confronti di questa formazione musicale e del suo repertorio, li chiamerò i Senza Vergogna.

S.F., perciò, era stata la bassista dei Senza Vergogna. A volte capitava che la stanza della ragazza si riempisse di cigolii distorti, suoni disarticolati, urla disumane e disbestiali. No, l’edificio non era infestato dagli spettri; si trattava solo di S.F. che mi faceva ascoltare le prodezze dei Senza Vergogna incise su CD, premurandosi di sottolineare gli interventi del basso. Io, che sono stato benedetto dalla Natura con un’assoluta sordità al linguaggio musicale, fingevo di capire e gradire. Ma a fatica.

Come tutte le band che si rispettino, ma anche quelle che non si rispettino, i Senza Vergogna avevano un leader, un cantante che era solito presentarsi con un pittoresco pseudonimo. A causa dei soliti problemi di copyright non posso riportare tale pseudonimo: lo chiameremo Ribrezzo. Beh, la nostra S.F. non era stata soltanto la bassista dei Senza Vergogna, ma pure la fidanzata di Ribrezzo: il suo abbandono del gruppo era stato proprio una conseguenza della fine di quella storia. Una storia che, tuttavia, continuava a vivere nel cuore di S.F., la quale raccontava sovente aneddoti in tema. Aveva un cappellino da baseball che le era stato regalato da Ribrezzo, e lo conservava alla stregua di una reliquia. Stranamente era stata lei, e non lui, a voler chiudere quel rapporto; veniva da chiedersi per quale motivo, dal momento che pareva ancora così innamorata del Sid Vicious padano.

Un giorno S.F. mi invitò ad assistere a un concerto dei Senza Vergogna. Per curiosità e masochismo, accettai.

In uno di quei locali considerati alternativi perché nessuno ci fa mai le pulizie, una folla di quasi trenta persone applaudì i classici intramontabili dei Senza Vergogna, pezzi eterni come Rumori Molesti, Cefalea & Vertigine e Rumori Molesti Parte Seconda. L’esibizione durò dalle dieci alle undici di sera; in termini di tempo soggettivo, cinque ore. Interessanti, e per certi versi preoccupanti, le dichiarazioni d’amore gridate dalle ragazzine del pubblico alla volta di Ribrezzo, che ebbi l’onore di ammirare in carne, ossa e cresta. Ora, se c’è una persona sulla faccia della Terra che non sa cosa piace alle donne, quello sono io: se lo sapessi avrei di meglio da fare che starmene qui a scrivere, o forse no. Non escludo, comunque, che il presunto sex symbol Ribrezzo potesse rivelarsi l’uomo più magnetico e affascinante d’Europa, a un esame ravvicinato; ma visto così mi sembrò un postadolescente ridicolo, con un look ridicolo e ridicole pose pregne di ribellismo da Standa. Di sicuro mi sbaglio, però penso che se non fosse stato su un palco non se lo sarebbe filato nessuna.

A proposito. Fateci caso: un’abbondante percentuale di giovani donne, e con abbondante percentuale intendo il cento per cento, sostiene di trovare particolarmente fascinosi i musicisti. Dicono proprio così, i musicisti. Spesso non precisano nemmeno che tipo di musicisti, il violinista di una filarmonica equivale a un batterista Nu-metal. Come se io dichiarassi che mi arrapano, diciamo, le giocatrici di pelota basca; tutte, in blocco, automaticamente. Agli occhi delle donne, ed è l’ennesimo mistero che le riguarda, saper suonare uno strumento basta per rientrare nel novero dei desiderabili. Talvolta, si veda il caso di Ribrezzo, è sufficiente gracchiare quattro versi in un microfono. Mi hanno dato del misogino e del maschilista; non sono né l’uno né l’altro. Ma quando sento queste menate sui musicisti, mi viene il dubbio che la misoginia sia l’unica via.

Sto divagando. Torniamo al concerto dei Senza Vergogna.

Ad un certo punto, gaudio e tripudio, Ribrezzo scese tra noi mortali per mescolarsi ai fan. Passò di fianco a me e S.F., ma lei e lui non si scambiarono neanche un saluto. La cosa mi stupì, domandai a S.F. il perché di quel mutismo reciproco. Mi rispose che si erano lasciati male, molto peggio di quanto immaginassi; ma nel tono della sua voce percepii qualcosa di sospetto e sbagliato. Poiché sono un noto ficcanaso, l’indomani feci ciò che un bravo detective avrebbe fatto mesi prima: chiesi conferma alle sue amiche.

Le sue amiche mi raccontarono dell’epoca in cui S.F. era una studentessa liceale. In quel periodo S.F. parlava assai spesso della sua sorellina minore, Laura, che però nessuno dei suoi compagni di classe aveva avuto il piacere di incontrare. Un pomeriggio le amichette di S.F. telefonarono a casa sua quando sapevano di non trovarla, e chiesero di Laura; si sentirono rispondere dalla mamma di S.F. che lì di Laure non ce n’erano. S.F. era figlia unica.

Figlia unica e bugiarda patologica.

Conosceva Ribrezzo, se lo conosceva, a malapena e di vista. E’ ovvio che non aveva mai suonato nei Senza Vergogna; è un po’ meno ovvio il fatto che fosse completamente incapace di suonare il basso. Non sto dicendo che era una bassista mediocre o scadente, eh! Non era proprio una bassista; zero assoluto. Gli accordi più elementari, mi assicurarono le amiche, erano al di là della sua portata. In effetti non l’avevo mai vista suonare: avevo visto che in camera sua c’era un basso, e avevo ascoltato delle tracce audio che lei affermava di aver suonato, ma non c’erano prove che le avesse davvero suonate lei. E difatti, mi confessarono le amiche, non le aveva suonate lei. Quanto alle cronache della love story con Ribrezzo, risultò che erano un abile montaggio di episodi reali, ma accaduti ad altri, e scene di serie TV. Roba che al confronto Kaiser Soze è Pollyanna. Perfino il cappello da baseball era solo un semplice cappello da baseball.

Per un intero semestre S.F. mi aveva mostrato quello che avrebbe voluto essere, lasciandomi credere che mi stesse mostrando quello che era. L’aspetto inquietante è che con ogni probabilità ci aveva creduto, e ci credeva, lei stessa.

Gli uomini mentono, eccome. Io per primo: ci sono state fasi della mia vita nelle quali praticamente non ho fatto altro. E non è vero che gli uomini mentono solo quando è necessario: ogni tanto – mai su queste pagine, però – io mi diverto a mentire per il puro gusto di ingannare il prossimo. Ma l’uomo, a meno che non soffra di qualche grave disturbo psichico, distingue sempre con relativa chiarezza il confine tra la realtà e le balle che spara. Di ragazze come S.F., invece, ne ho conosciute più di due. Insoddisfatte della propria esistenza, usano le bugie come mattoni per costruirsi un palazzo reale nello sfarzo, irreale nella sostanza. Ci entrano, ci si insediano e, ben presto, dimenticano la strada per uscire.

Non dissi a S.F. che avevo scoperto il suo bluff. E’ ancora convinta che io la creda una bassista e un’ex di Ribrezzo. Oddio, probabilmente è ancora convinta di essere una bassista e un’ex di Ribrezzo. Dopo i fatti narrati abbiamo smesso di frequentarci con assiduità, ma mi capita di avere sue notizie tramite conoscenze comuni. Per un annetto è andata in giro vantandosi del suo nuovo ragazzo; inutile aggiungere che nessuno l’ha mai visto. Poi un ragazzo, uno non immaginario, se l’è trovato davvero; ho la garanzia di testimoni diretti. Dicono che sia bello, se vi piace il tipo del capellone borchiato, e comunque non può essere peggio di Ribrezzo. E’ pure un musicista. Più di questo non so dirvi, perché S.F. ne parla pochissimo con le sue amiche, cioè le mie informatrici. Strano, però: di Ribrezzo parlava continuamente.

Forse, in un certo senso, ogni sogno che si avvera è una piccola delusione.

postato da: dottord | 14:54 | commenti (46)