[Dottor D. e le Donne]
Storie di donne da uno che dell'universo femminile non sa quasi niente. Quindi, più di te.
 





venerdì, aprile 30, 2004

21. Sadomasochismo Per Bambini

Nell'intervento precedente ho raccontato che, per un certo periodo, mi sono divertito a fingermi donna in Rete. Alcuni hanno avanzato il comprensibile sospetto che dietro questo mio vecchio hobby potesse nascondersi un’inconscia omosessualità. Niente di più falso: la mia omosessualità non è inconscia. Io so di essere gay.

Consideriamo l’insieme delle mie abitudini; concentriamoci, soprattutto, su alcune cose che non ho mai fatto. Non sono mai andato pazzo per il calcio. Non ho mai gareggiato a chi piscia più lontano. Non me lo sono mai misurato col righello, neanche alle scuole medie. Non mi sono mai vergognato di fermarmi a chiedere la strada, quando m’è capitato di perdermi. Tutto ciò, per gli standard del machismo latino, basta a fare di me un gay; che non mi piacciano gli uomini, in fondo, è irrilevante. Conio una definizione: io sono un lesbico. Un gay al quale piacciono le donne.

Per questo, ma non solo per questo, sono contento di essere nato maschio, anche se rientro appena nella categoria. Stando a quanto mi riferiscono le dirette interessate, essere donne è dura, molto dura; roba da veri uomini. Le discriminazioni sociali, i dolori del parto, e quella seccatura ogni mese… Le donne mi piacciono ma no, non le invidio proprio. Anzi, sì, un po’ le invidio.

Anzi, le invidio tanto.

Le invidio perché le ingiustizie, le doglie, le noie mensili e tutti gli altri svantaggi impliciti nella condizione femminile sono bilanciati dalla completa, assoluta, indiscutibile egemonia delle donne in ambito sentimentale.

Da bambino leggevo un sacco di libri sugli animali. In uno di essi era descritta con dovizia di particolari una creaturina chiamata idra. Lungi dal somigliare all’omonima piaga mitologica, l’idra in questione è una strana bestiola che vive ancorata ai fondali marini; non ha né capacità motorie né organi di senso, può solo lasciare che i suoi minuscoli tentacoli simili a rami vengano sbatacchiati dalla corrente. Quando le capita di intercettare un oggetto abbastanza piccolo, qualunque cosa sia, l’idra lo afferra e se lo infila nell’orifizio orale. E’ un’esistenza grama, quella delle idre.

Quel libro che avevo da bambino suggeriva anche un simpatico esperimento a tema. Dopo essersi fatto bendare e legare le gambe, uno dei piccoli lettori avrebbe dovuto tendere le braccia verso l’esterno, e portare alla bocca ogni alimento che gli venisse passato dai suoi compagni di giochi. Non potendo muoversi o vedere alcunché, il pargolo protagonista sarebbe stato costretto a ingerire qualsiasi porcheria imposta dall’umanità circostante. Lo scopo, secondo gli autori del libro, era scoprire come si sente un’idra.

Oggi so che si trattava di una subdola istigazione al sadomaso minorile, ma non solo. Era soprattutto un esercizio molto istruttivo, utile ai fanciulli di sesso maschile per prepararli alla loro futura vita sentimentale.

Stando a un immarcescibile luogo comune, l’uomo sarebbe cacciatore. Viene da immaginarsi il maschio medio che cala come un’aquila, scatta come una tigre, s’avventa come un lupo sulla femmina di suo gradimento; ma non sono che favole consolatorie. L’amara verità è ben diversa: in amore, nella stragrande maggioranza dei casi, gli uomini sono come le idre. Non possono fare altro che agitarsi a casaccio sperando di agguantare qualcosa, e quand’anche trangugino un boccone che non è di loro gusto, devono pensarci bene prima di risputarlo; perché spesso l’alternativa è il digiuno totale. L’uomo non è cacciatore; al massimo è pescatore. Butta l’amo e spera per il meglio.

La donna, invece.

Dire che nel gioco dell’amore le donne partono avvantaggiate sarebbe eufemistico e riduttivo. Nel gioco dell’amore le donne sono le uniche a giocare; gli uomini fungono da pedine. La femmina non è cacciatrice, non è pescatrice e non è neanche preda: la femmina è acquirente. Per una donna, l’amore è come lo shopping: magari non puoi permetterti di comprare proprio tutto quel che vorresti, e magari quello che porti a casa non è proprio ciò che avresti desiderato, ma è sempre e comunque qualcosa che hai scelto tu. Non si tratta di una differenza da poco.

Poi la gente mi chiede perché mi piaceva tanto fingermi donna in Rete. Beh, il motivo non è che vorrei essere una donna a mia volta, e neanche che sono gay. Mi piaceva fingermi donna per assaporare, nell’unico modo che mi fosse possibile, il colossale privilegio insito nell’essere femmina: la possibilità di piacere in modo immediato, scientifico, automatico. L’opportunità di interpretare per una volta il ruolo di quello che viene inseguito, invece di logorarmi in quelle sfibranti e spesso inutili guerre di trincea che noi uomini siamo costretti a combattere per star dietro alle donne. Vestire i panni metaforici della vamp internautica era come acquisire momentanei superpoteri; come passare da Clark Kent a Superman, anzi, a Supergirl.

E non mi dovevo neanche preoccupare delle mestruazioni.

postato da: dottord | 23:42 | commenti (92)