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mercoledì, febbraio 25, 2004 19. La Notte degli Aggiornamenti Viventi Una delle differenze principali tra le storie vere e quelle di fantasia, nonché uno dei motivi per cui preferisco le seconde alle prime, è il fatto che le storie di fantasia finiscono. Ogni romanzo ha un’ultima riga, ogni film ha dei titoli di coda e ogni barzelletta ha una battuta conclusiva. Le storie che appaiono su queste pagine non sono trame di romanzi, benché raccontate per iscritto; non sono sceneggiature di film, benché zeppe di citazioni cinefile; e non sono barzellette, benché alcuni le trovino divertenti. Sono storie vere che spesso, in quanto tali, non finiscono dove s’interrompe la narrazione. Ma continuano. 2. Summertime! The Sequel Chi mi legge fin dalle origini forse si ricorderà di N.E., diciassettenne delle campagne novaresi che, nell’estate del ’94, rappresentò l’unica conquista balneare della mia vita, per poi fidanzarsi col Bellone del suo paese mandando in frantumi le mie coronarie. Di norma le amicizie vacanziere scadono nell’arco di qualche mese; io e N.E., invece, siamo rimasti in contatto fino ad oggi. E ci siamo perfino rivisti. E’ successo nell’autunno del 2003: sono andato a trovarla nelle sue remote plaghe agresti. Nonostante i quasi dieci anni trascorsi dal nostro breve e, almeno per me, indimenticabile interludio amoroso, ci siamo ritrovati a scambiarci confidenze con la familiarità di due assidui conoscenti. Lei, tra l’altro, mi ha aggiornato sulla crisi del suo ormai decennale rapporto col Bellone del paese; crisi dovuta alle ritrosie di lui in materia di nozze. Un classico. Mia personale e sindacabile opinione: se una storia dura da due, tre, massimo quattro anni e non si è ancora evoluta in convivenza o matrimonio, è giusto che muoia. Il programma della mia visita a N.E. ha incluso una puntatina presso le pittoresche isole del Lago Maggiore. Data la stagione, sul battello che ci ha traghettati fino alla meta eravamo i soli italiani: il resto dei passeggeri era formato da anziane coppie straniere, perlopiù teutoniche e britanniche, in trasferta nella lovely Italia. A loro beneficio, la filodiffusione di bordo filodiffondeva roba del tipo “when the moon hits your eyes like a big pizza pie, that’s Ammore”, che del resto, come tutti sanno, è un pezzo tipico di Novara e dintorni. Non credevo, sul serio, che un momento di vita vissuta potesse essere contemporaneamente così kitsch e così – scusate se scrivo questa parola tremenda, giuro di non usarla più, se non in senso ironico – così romantico. Qualche tempo dopo, N.E. mi telefona per comunicarmi di aver definitivamente lasciato il Bellone del paese, e mi chiede di incontrarla ancora il prima possibile. Si dice addirittura disposta ad accettare Milano come luogo dell’appuntamento, lei che odia qualsiasi agglomerato umano con popolazione superiore alle mille anime: parafrasando il repertorio tradizionale del basso Piemonte, that’s Ammore. Finora, purtroppo, una malaugurata catena di contrattempi ci ha costretti a rimandare il meeting in terra meneghina; se ne riparla tra altri dieci anni? 5. I Nuovi Dolori del Giovane Server Solo i lettori più attenti si ricorderanno di un fugace accenno alla pur notevole E.B., non già creatura in carne e ossa ma impalpabile entità informatica, con la quale mi capitò di intrecciare una bizzarra relazione platonica finché lei, senza addurre motivazioni plausibili, decise di interrompere i nostri contatti telefonici e internettiani. Ebbene, sono lieto di annunciarvi che io e E.B. ci siamo rappacificati e, udite udite, abbiamo perfino abbandonato il territorio della virtualità, incontrandoci in campo non tanto neutro – casa sua – malgrado l’abissale distanza geografica che ci separa. Lì per lì, quando l’ho vista, ho pensato che non fosse affatto come me l’ero immaginata. Approfondendo la reciproca conoscenza, però, ho cambiato idea: è proprio come me l’ero immaginata. Più di questo non vi dico; sono un tipo riservato, io. 7. Il Ritorno della Donna Serpente Spero non vi siate dimenticati di C.B., mio sogno proibito all’epoca del liceo, e del trauma che riportai quando, praticandole un appassionato massaggio alle spalle, uno strato della sua pelle cotta dal sole mi rimase in mano. Di recente, a un decennio dagli esami di maturità, C.B. è riemersa con prepotenza dal passato remoto: mi ha chiamato chiedendomi, anzi, ordinandomi di uscire con lei. Ai tempi delle scuole superiori un evento del genere avrebbe sortito l’effetto di farmi venire e svenire all’unisono; oggi mi ha spinto a domandarmi per quale motivo una ragazza di quasi trent’anni dovrebbe voler riesumare uno spasimante della sua adolescenza. Così, di punto in bianco. Ho scartato subito l’ipotesi più fantascientifica, cioé quella di un innamoramento a scoppio ritardato. Ho escluso anche che C.B., in fase di tragico declino fisico, fosse rimasta a corto di corteggiatori e avesse deciso di raschiare il proverbiale fondo della botte: avendola incrociata per strada un paio di volte, sapevo bene che s’è mantenuta tornita e appetibile come a diciott’anni, altro che declino. Alla fin fine ho concluso che le ragioni di questo inatteso ritorno non potevano che essere imputate a un attacco di nostalgia. In fondo, ho pensato, dietro quei seni marmorei batte un cuore tenero, un angolino del quale, dopo tanti anni, è ancora affezionato a me! Mi sono sentito davvero lusingato da quel pensiero. Poi sono uscito con C.B., e lei mi ha spiegato che aspira a una carriera da conduttrice televisiva, e ha voluto vedermi perché le hanno detto che io – ve l’assicuro, sono solo voci – avrei dei buoni contatti nel mondo della TV. Comunque rimango dell’idea che sotto sotto sia affezionata a me, cribbio. 10. Afforismi, Reloaded Riassunto delle puntate precedenti: nell’estate del 2000 il Dottor D. si innamora di C.D.T., una spilungona nasuta. Lei fa di tutto per convincere il buon dottore che i suoi sentimenti sono ricambiati, ma all’ultimo minuto si tira indietro e scompare dalla circolazione; il Dottor D. soffre come un cane. Fine della storia? Certo che no, diamine! Voi credete nel malocchio? Io comincio a crederci; credo, cioé, che nutrendo un forte rancore nei confronti di una persona le si possano inviare vibrazioni negative. Non si spiega, altrimenti, la vagonata di sfortuna in amore che si è abbattuta su C.D.T. dopo la sua truffa sentimentale ai miei danni. Per quasi un triennio la poverina – si fa per dire – non è riuscita a racimolare uno straccio d’uomo; in qualche occasione è capitato perfino che sedicenti ammiratori la corteggiassero per poi tirarsi indietro in extremis, senza fornirle spiegazioni, costringendola ad assaggiare la stessa medicina amara che lei aveva riservato a me. Se questa non è giustizia karmica... La sventurata C.D.T. deve aver intuito che l’origine occulta dei suoi mali sono io, perché per un certo periodo ha cercato di schermarsi dalle mie iatture snobbandomi sistematicamente. Una precauzione tardiva e inefficace: perfino adesso che il mio astio verso di lei si è attenuato, il mio voodoo involontario continua a perseguitarla. Pur di ovviare alla propria desolante solitudine, l’infelice fanciulla s’è ridotta ad accettare la corte di un tizio che, parole testuali di testimoni diretti, ricorda molto il nauseabondo Furio di Bianco Rosso e Verdone. Quello che vessava fino alle lacrime la moglie Magda, per intenderci... La maledizione del Dottor D. non perdona. 12 – 13 – 14. Portogallo Cedrone: la Nuova Stirpe Come ben sanno gli aficionados di queste pagine, nel periodo a cavallo tra l’estate e l’autunno del 2002 una misteriosa congiunzione astrale fece sì che fossi aggredito ben quattro volte – una in Puglia, una in Portogallo e due a Milano – da maliarde seduttrici minorenni. Ho temuto che l’invasione delle amazzoni teenager fosse sul punto di ricominciare verso la fine del 2003, quando a una cena ufficiale mi fu assegnato il posto a fianco della nipotina quattordicenne di uno dei commensali. Falso allarme: stavolta, grazie al cielo, non si trattava di un’adolescente ipersviluppata e supersexy, ma di una normale ragazzina di quattordici anni, ancora priva di malizia, di sporgenze e, conseguentemente, di attrattive. Ho quindi potuto discorrere con lei senza che l’incubo della condanna per pedofilia mi gravasse addosso. Se ne scoprono di cose curiose, chiacchierando con chi ha la metà dei tuoi anni. Qual era la serie TV preferita dalle mie coetanee, all’epoca della mia adolescenza? Beverly Hills 90120, of course. Cosa guardano in televisione le quattordicenni d’oggi, quando Dawson’s Creek non è in onda? Sorpresa: ancora Beverly Hills 90120. Ma quali romanzi di culto, ma quale musica evergreen: saranno le repliche pomeridiane di Italia Uno a salvarci dal gap generazionale. 15. Reunited Colors of Telephon Per fortuna, o purtroppo, sono riuscito a trovare qualcosa che somiglia all’anticamera dell’imitazione della parodia di un lavoro vero. Una delle conseguenze di quest’evento, che ha sconvolto la mia vita sotto molti aspetti, è il fatto che sono stato costretto ad abbandonare il mio adorato call center, con tutto il suo variopinto carrozzone di Intervistatrici Telefoniche multietniche. Almeno con una di loro, però, sono rimasto in contatto: trattasi dell’amabile Intervistatrice Albanese, meglio nota come E.F., e non provate neanche a indovinare i fonemi alieni nascosti dietro queste iniziali, voi stolidi italiofoni. E.F. mi sta insegnando la sua bella lingua. Ho imparato a dire “jeten o kuleten”, che è la frase più importante dell’idioma albanese, un po’ come “ciao” in italiano o “the pen is on the table” in inglese. Significa “o la borsa o la vita”. (Dopo aver ricevuto una minaccia di querela da parte dell'Ambasciata Albanese, mi vedo costretto a precisare che quanto scritto in quest'intervento è da intendersi in senso ironico e non è nel modo più assoluto da riferirsi a un'opinione dell'autore, che peraltro stima e apprezza il popolo albanese nella sua totalità. Inoltre, nessun albanese è stato ferito durante la stesura di questo testo). 16. Flirting With Disaster, Again Elenco degli eventi catastrofici accaduti alla presenza del Dottor D. nel 2003: terremoti in numero di due, incidenti ferroviari in numero di uno, e alla lista si aggiunge un tamponamento tra auto dal quale, come mio solito, sono uscito indenne. Secondo le proiezioni statistiche, i disastri che hanno più probabilità di essere catalizzati dal Dottor D. nel 2004 sono, nell’ordine: eruzioni vulcaniche, maremoti, incidenti aerei, epidemie, tempeste di fulmini, naufragi, sommosse popolari, gravidanze indesiderate. Siete avvisati. 18. Cristiano F., Episodio II: la Manaccia Fantasma Tanti anni fa, per l’esattezza nell’agosto del 2003, in una galassia lontana lontana, situata all’altezza delle isole Cicladi... Mentre il Dottor D. è in vacanza presso una famigerata isola greca, in compagnia del virilissimo e allupatissimo Cristiano F., conosce il nerboruto Max P., che si paga le ferie lavorando come spogliarellista in locali equivoci. Riuscendo in un autentico miracolo di dialettica, facilitato dalla patetica ingenuità dei suoi interlocutori, Max P. convince il Dottor D. e compagni ad assistere a uno dei suoi spettacoli. Mal ne incoglie al povero Cristiano F., che va incontro ad un’esperienza traumatica... C’è gente che impara dai propri errori: noi no. Max P, oltre alle ferie, con la sua attività di stripper si paga gli studi: quindi si spoglia per soldi anche d’inverno, nella natìa Milano. Una sera, impiegando la solita argomentazione – “Uè, nel pubblico degli striptease maschili ci sono sempre un sacco di donne!” – ha persuaso me e Cristiano F. ad assistere a uno dei suoi show. E in effetti la platea, includente una ventina di persone, si componeva almeno per metà di femmine. L’altra metà era composta da omosessuali, più me e Cristiano F. che, come ho realizzato una volta giunto sul posto, agli occhi di un osservatore esterno apparivamo sicuramente come una coppia di gay. E scommetto che lui passava per il maschio. In cartellone, diciamo così, c’erano tre spogliarellisti: Max P. e due suoi colleghi. Ora, dovete sapere che la condotta degli stripper è regolata da una sorta di codice non scritto, secondo il quale è lecito coinvolgere nella propria esibizione le spettatrici, ma non gli spettatori gay. Non tutti, però, rispettano la regola. Ad un tratto uno dei bistecconi ipertrofici che si denudano al fianco di Max P. scende dal palco e prende a strusciarsi lascivamente contro tutti gli omo che gli capitano a tiro. Pensiero tremendo: mio Dio, cosa facciamo se viene da noi? Ammettiamolo: qualsiasi uomo, almeno per un nanosecondo della sua esistenza, si è domandato se negli abissi della sua anima non aligni un’omosessualità latente. Io, da quella serata fatale allo strip bar, non ho più questi dubbi; so con certezza assoluta di non avere neanche una molecola gay in corpo. Se così non fosse, l’idea di quel manzo desnudo in avvicinamento mi avrebbe intrigato almeno un pochino, invece di suscitarmi solo imbarazzo e raccapriccio. Quella disavventura, quantomeno, è servita a chiarirmi le idee in via definitiva, se mai ne ho avuto bisogno. Ah, alla fine il culturista ignudo ha fatto ritorno sul palco prima di arrivare a noi. A costo di sembrare contraddittorio, confesso che un po’ mi dispiace: la reazione dell’omofobo Cristiano F. me la sarei proprio goduta... postato da: dottord | 17:59
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